Osteonecrosi asettica

È un riassorbimento della struttura ossea che esita in necrosi della stessa, secondaria a drastica riduzione dell’apporto di ossigeno, necessario al metabolismo osseo. La necrosi della testa del femore è caratterizzata in tutti i casi da un danno vascolare, favorito dal particolare tipo di circolazione terminale dell’epifisi femorale che causa un’ipossia della zona circostante e conseguentemente edema in un tessuto non estensibile. L’aumento di pressione locale peggiora lo stato ipossico e ciò può condurre a necrosi. Solitamente l’eziologia rimane indeterminata, ma può essere correlata a pregressi traumi o a terapie corticosteroidee. Interessa le grosse articolazioni, solitamente sottoposte a carico, quali anca, ginocchio, caviglia. L’OTI rappresenta per tale patologia una terapia importante per arrestare il processo, sostenta l’osteogenesi necessaria a rimpiazzare il tessuto necrotico in considerazione che per il metabolismo sia degli osteoclasti, sia degli osteoblasti è indispensabile una larga quantità di ossigeno. La terapia è attuata nei primi stadi della malattia, nei quali l’articolazione mantiene la sua integrità anatomica. Per la necrosi avascolare della testa del femore l’indicazione è in fase iniziale (stadio1-2A e 2B di Ficat o stadio 1-2 di Steinberg), documentata da radiografia e risonanza magnetica. Il trattamento di altri distretti è attuato quando vi sia ancora integrità anatomica dell’osso interessato. Anche per le fratture della testa del femore, dell’omero o dell’astragalo (soprattutto dopo applicazione di mezzi di sintesi), definibili come osteonecrosi allo stadio 0 per l’alto rischio di evoluzione verso l’osteonecrosi asettica, la terapia iperbarica riveste un sicuro vantaggio. Il ciclo terapeutico prevede una media di 60 -90 sedute al termine delle quali è necessaria rivalutazione specialistica. Utile risulta lo scarico dell’articolazione interessata oltre ad altri interventi terapeutici sia farmacologici (alendronati, bifosfonati) che fisici (CEMP) a discrezione dello specialista ortopedico. Il controllo strumentale con risonanza magnetica per valutazione di efficacia terapeutica è consigliabile a distanza di 4 mesi dal termine del trattamento.

 

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