Frattura a rischio
Sono definite tali le fratture chiuse di ossa con vascolarizzazione terminale e le fratture esposte in tutte le altre ossa. Nel primo caso il rischio è quello della osteonecrosi asettica nelle fratture della testa e collo del femore, della testa dell’omero e dell’astragalo. Le fratture esposte possono esitare in complicanze settiche o pseudoartrosi in correlazione alla dimensione della esposizione, alle condizioni generali del paziente, alla perdita di sostanza associata alla frattura e alla necessità di sintesi dell’osso. L’Ossigenoterapia iperbarica può essere attuata anche con frequenza bigiornaliera nei primi 5-6 giorni in caso di grave sofferenza dei tessuti molli. Anche in questo caso è necessaria una valutazione del paziente per decidere il protocollo di trattamento con OTI adeguato e l’eventuale rivalutazione dell’ortopedico e/o del chirurgo vascolare alla comparsa di infezioni (osteomieliti) o di complicanze ischemiche acute (valutabili con l’ausilio dell’ossimetria transcutanea). In questo tipo di fratture a rischio l’Ossigenoterapia Iperbarica svolge azione antibatterica, di stimolo alla riparazione fibroblastica ed alla apposizione osteoblastica, di mantenimento di una pressione parziale di ossigeno ottimale, pur in un territorio ipovascolarizzato quale è l’osso, e una accelerazione della calcificazione finale.